L'insalata biologica

Fare agricoltura biologica significa sviluppare una produzione di verdura, una produzione di ortaggi o una produzione di frutta nel massimo rispetto delle risorse naturali, al fine di preservare l'ambiente e la salute del consumatore.
Come tutte le varietà ortofrutticole più commercializzate, a maggior ragione le insalate oggi, essendo prodotti ortofrutticoli di largo consumo, sono valutate dal punto di vista biologico, in virtù del possibile controllo parassitario con i prodotti fitosanitari a disposizione; l'agricoltura biologica e con questa la produzione di insalata biologica, infatti, entrano sempre più nella coscienza del consumatore, poiché si tratta di un'agricoltura di prevenzione che opera soprattutto nel miglioramento della fertilità del terreno, al fine di contenere, ridurre o eliminare i problemi di coltivazione. Sempre più sono i produttori di insalata biologica, importatori di insalata biologica, esportatori di insalata biologica, grossisti di insalata biologica e distributori di insalata biologica che hanno abbracciato i metodi e i valori propri dell’agricoltura biologica.
L'azienda agricola è il luogo dove il processo biologico inizia e dove i prodotti ortofrutticoli biologici, come verdura fresca, frutta fresca ed ortaggi freschi, prendono vita.
Le aziende agricole biologiche non solo dipendono dalla natura per produrre colture biologiche ed allevare gli animali: esse stesse sono parte della natura. I produttori biologici infatti lavorano al meglio delle loro abilità per produrre prodotti dall'ambiente che li circonda usando sistemi di produzione più simili possibili a quello che accadrebbe spontaneamente in natura. Essi lavorano ispirandosi al concetto del ciclo chiuso della natura. Per esempio, l'utilizzo di concimi animali e altri agenti di origine organica come i fertilizzanti aiutano a creare un terreno fertile che resiste all'erosione e alla perdita di nutrimenti e acqua. Inoltre, gli input, come letame e foraggio, per minimizzare la necessità di utilizzarne di esterni, dovrebbero essere prodotti nella stessa azienda agricola in cui sono usati, o nelle aziende agricole limitrofe.
Come per gli agricoltori, anche tutti i successivi processi di trasformazione dei prodotti ortofrutticoli devono possedere determinati requisiti se i prodotti riportano logo e certificazione biologica europea. Il nuovo regolamento europeo sull'agricoltura biologica include infatti la trasformazione a partire da ingredienti per la maggior parte di origine agricola, l'uso di ingredienti non provenienti da agricoltura biologica solo se autorizzati dalla Commissione o dagli Stati Membri, il ricorso ad un numero molto limitato di additivi e coadiuvanti di lavorazione, che sono autorizzati, in determinate condizioni, dalla Commissione Europea, il divieto dell'uso di aromi e coloranti e la garanzia che gli ingredienti biologici e non biologici siano conservati, maneggiati e lavorati separatamente in ogni fase produttiva.
Oggi la domanda di prodotti biologici in Europa, ed in particolar modo la domanda di insalata biologica, è maggiore dell'offerta: ciò significa che i cittadini europei spesso hanno bisogno di avere la possibilità di comprare cibi e bevande importate se vogliono comprare biologico; sempre più, dunque, intervengono in Europa altri Paesi che importano prodotti ortofrutticoli biologici, come ad esempio il caffè biologico importato dal Brasile, il kiwi biologico importato dalla Nuova Zelanda, il riso biologico importato dalla Thailandia, le banane biologiche importate dalla Costa Rica, il tè biologico importato dall’India, ecc.
Si assiste inoltre oggi ad una maggiore diffusione della produzione di prodotti ortofrutticoli biologici in tutta Europa: all’incremento di produzione di insalata biologica hanno contribuito anche l'abbassamento dei prezzi provocato dall'aumento delle aziende produttrici di insalata biologica, i contributi Cee per l'agricoltura biologica e una più completa rete di distribuzione dell’insalata biologica.
In Italia, il settore biologico conta circa 20.000 aziende agricole ed aziende ortofrutticole che operano su oltre 300.000 ettari, con un fatturato annuo di circa 920 miliardi di euro (dati 2010). La maggioranza dei prodotti ortofrutticoli biologici italiani vengono da aziende agricole del sud Italia, ma sono poi lavorati, trasformati e commercializzati sul mercato ortofrutticolo nazionale soprattutto al Nord.
Attualmente non esiste in Italia una specifica attività di miglioramento genetico di varietà ortofrutticole per la coltivazione di insalata con metodi di produzione biologica. In mancanza di liste di raccomandazione varietale per il biologico, si può però far riferimento a quelle relative a metodi di produzione integrata, effettuando un’ulteriore scelta in funzione, oltre che delle caratteristiche agronomiche e merceologiche (elevata produttività, resistenza all’induzione fiorale, colore, brillantezza, ecc.), anche alla rusticità, alla tolleranza o alla resistenza alle fitopatie (peronospora, afidi, virus).
Un’attenzione particolare va posta alla resistenza varietale nei confronti della peronospora e degli afidi, avversità particolarmente temibili non solo in agricoltura biologica ma anche in agricoltura integrata.

La densità d’impianto per le varietà di insalata destinate ad agricoltura biologica va definita tenendo conto della sua notevole influenza sulle condizioni microclimatiche e sulla suscettibilità delle piante di insalata a problematiche biotiche o abiotiche.
La maggiore ampiezza dei sesti d’impianto adottati per la produzione di insalata proveniente da agricoltura biologica rispetto a quella integrata (per la lattuga Cappuccio indicativamente di 36 centimetri tra le file e di 30 centimetri sulla fila) ha l’obiettivo di permettere un migliore arieggiamento della coltura di insalata e consentire un più agevole accesso ai campi da parte del produttore di insalata biologica o del coltivatore di insalata biologica per effettuare le necessarie operazioni di rimozione meccanica degli infestanti (sarchiatura e zappatura).
Impianti troppo fitti o troppo radi nella produzione di insalata in agricoltura biologica sono in ogni caso da evitare, poiché possono influire negativamente sia sulla gestione della coltura (fertilizzazione, interventi di controllo delle malerbe e dei parassiti ecc.) sia sulla produttività e la qualità del prodotto biologico.

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